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Comune di Tivoli

Coronavirus, chiarimenti sulle regole di comportamento per fare la spesa

Stanno arrivando diverse richieste di chiarimenti da parte di molti cittadini tiburtini su come interpretare e attuare le regole di comportamento per fare la spesa e, dunque, uscire di casa nel rispetto delle norme per il contenimento del contagio.

In sostanza il cittadino può spostarsi in un Comune limitrofo per cercare un prodotto o un bene che non trova nel proprio, oppure per raggiungere un supermercato (o un punto vendita o una farmacia) che, pur essendo in un Comune diverso, è più vicino alla propria abitazione.

In particolare, desta preoccupazione quanto ribadito nell’ordinanza sindacale n. 137 in vigore da ieri per il Comune di Tivoli che dispone, tra le altre cose, che “la cittadinanza è tenuta a effettuare l’approvvigionamento alimentare e quello relativo ad altri beni di primaria necessità negli esercizi commerciali presenti a una distanza non superiore a mille metri dalla propria residenza, domicilio o dimora, salvo ipotesi di acquisto di beni e prodotti non presenti negli esercizi più prossimi; nelle immediate vicinanze del luogo in cui è svolta l’attività lavorativa o presenti lungo il percorso compreso tra la sede di lavoro e la propria residenza, domicilio o dimora”, nel rispetto del principio che “la cittadinanza è tenuta percorrere il tragitto più breve per raggiungere il luogo di destinazione”.

A tal proposito, è intervenuta una circolare del Gabinetto del ministero dell’Interno (n. 15350/117 del 25 marzo 2020). Nel ribadire che “è vietato per tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati dal Comune in cui attualmente si trovano” e che “tali spostamenti rimangono consentiti solo per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute” con lo scopo di scongiurare l’epidemia, la circolare del ministero chiarisce anche una serie di aspetti relativi a come interpretare gli spostamenti per fare la spesa. “Rimangono consentiti, ai sensi dell’art. 1, lett. a) del Dpcm 8 marzo 2020 – si legge nel documento del ministero dell’Interno – i movimenti effettuati per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o per motivi di salute, che rivestano carattere di quotidianità o comunque siano effettuati abitualmente in ragione della brevità delle distanze da percorrere. Rientrano, ad esempio, in tale casistica gli spostamenti per esigenze lavorative in mancanza, nel luogo di lavoro, di una dimora alternativa a quella abituale, o gli spostamenti per l’approvvigionamento di generi alimentari nel caso in cui il punto vendita più vicino e/o accessibile alla propria abitazione sia ubicato nel territorio di un altro Comune”.

Se si è dichiarato nell’autocertificazione che il motivo per cui si è usciti dal domicilio è dettato dalla necessità di andare a fare la spesa, il cittadino è tenuto a conservare gli scontrini dell’acquisto per comprovare che quanto espresso corrisponda a vero. Si ricorda, infatti, che le forze dell’ordine vigileranno sull’osservanza delle regole e che l’articolo 3 del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, prevede che, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle disposte misure di contenimento è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale.

Si ribadisce, inoltre, che “le misure introdotte dal Dpcm 22 marzo 2020 saranno efficaci sull’intero territorio nazionale sino al prossimo 3 aprile”.